loader image
Blog

YUJI KAIDA, IL BAMBINO CHE SOGNAVA I MOSTRI AL CINEMA

YUJI KAIDA, IL BAMBINO CHE SOGNAVA I MOSTRI AL CINEMA

Yuji Kaida, celeberrimo illustratore e designer giapponese, piomba su FalComics 2026 come un titano che squarcia il velo tra arte analogica e iconografia pop, pronto a ridefinire i confini dell’immaginario mostruoso. FalComics, ovviamente, reagisce nell’unico modo sensato: lo accoglie come uno degli ospiti più speciali della propria storia.

A proposito di storia, parliamo un po’ della sua. Yuji Kaida nasce il 26 marzo 1953 tra le pieghe industriali della prefettura di Hyogo. Non inciampa nel kaiju – le enormi creature giapponesi dall’incredibile forza distruttiva – per caso: da ragazzino è ipnotizzato dai manifesti fuori dai cinema di Amagasaki. Non sono solo i film a colpirlo, ma anche quelle immagini gigantesche dei poster che promettono mondi fuori scala, dove le regole della realtà si piegano alla meraviglia.

Epifanie cromatiche come quelle dello scontro tra King Kong e Godzilla nel celebre film diretto da Ishiro Honda nel 1962, Il trionfo di King Kong, lo rapiscono e imprimono nella sua retina l’urgenza di ricrearne l’estetica iperbolica. Quell’impatto visivo diventa una bussola e, dopo gli studi, Kaida realizza che il suo posto sarebbe stato dalla parte dello schermo, ma armato di pennelli invece che di cinepresa.

 

Dal Kaiju Club a Tokyo: nascita di un Maestro

Dopo la laurea all’Università delle Arti della Città di Kyoto, Kaida si trasferisce a Tokyo nel 1978 e comincia la carriera da illustratore freelance. Sono gli anni di fermento in cui la cultura otaku sta prendendo forma. Kaida entra nel leggendario Kaiju Club, circolo di appassionati visionari destinato a influenzare l’intera industria del tokusatsu. Il termine, che letteralmente si traduce in “fotografia speciale”, identifica le tipiche produzioni giapponesi in live-action con largo uso di effetti speciali pratici come suitmation (attori in costume), modellini, esplosioni pirotecniche; pensiamo ad esempio ai Super Sentai, a Megaloman o – appunto – a Godzilla.

Da lì arrivano i primi incarichi: mappe ipertecniche di navi e basi aliene per riviste specializzate come Uchusen, silhouette drammatiche per Ultraman, sinossi visive di Godzilla che pulsano di minaccia organica. È in questo terreno che nasce il soprannome che lo seguirà ovunque: Kaiju Eshi, il pittore dei mostri.

 

Godzilla, Ultraman e la rivoluzione dei Gunpla

Il suo nome si lega indissolubilmente a Godzilla e Ultraman, ma la sua consacrazione definitiva avviene negli anni ’80, quando esplode il fenomeno dei modellini in plastica. Kaida firma circa un centinaio di box art per i Gunpla di Bandai, trasformando la scatola da semplice confezione a manifesto narrativo: ogni illustrazione sembra un fotogramma di un film che non esiste ancora, ma che il fortunato proprietario potrà “girare” sul proprio tavolo.

Prima dell’era Kaida, i modellini erano semplici giocattoli infantili con packaging puramente funzionali e trascurabili; con lui, diventano pezzi d’arte collezionabili dove confezione e contenuto si fondono insieme in un’unità estetica. Inoltre, robot e mostri non sono più supereroi patinati, ma macchine da guerra immerse in un mondo credibile, sporco di fumo, scintille, detriti e riflessi metallici che danno ai mecha quel famoso oomph, lo sprint meccanico che i fan riconoscono a colpo d’occhio.

 

Uno stile tra luce, volume e tragedia

Lo stile di Kaida è inconfondibile: lavora in analogico, con aerografo e acrilici, tessendo immagini in cui luce e volume sono protagonisti quanto i mostri stessi. Le squame di Godzilla brillano di umidità e sembrano avere peso; la corazza di un Gundam riflette esplosioni fuori campo con una resa iperrealistica; i cieli non sono solo fondali, ma descrivono stati d’animo.

Per i robot adotta un approccio quasi ingegneristico; per Ultraman sceglie invece un registro più pittorico e drammatico, con tramonti incendiati o cieli squarciati da fulmini che stagliano l’eroe d’argento contro la massa organica del kaiju. Quella prospettiva dal basso, poi,  catapulta l’osservatore nei panni di un soldato sul campo: mentre esalta l’imponenza delle creature, evoca il terrore antropico e ci ricorda quanto siamo piccoli davanti a queste forze mastodontiche.

 

I kaiju come vittime della modernità

C’è però un altro dettaglio che rende l’opera di Kaida diversa da molte altre. I suoi mostri non sono pure caricature di ferocia, ma portano addosso una forma di malinconia ancestrale. Seguendo la lezione del regista Ishiro Honda, i suoi kaiju sembrano spesso vittime della modernità, creature fuori dal proprio elemento che cercano di sopravvivere in un contesto che non comprendono e percepiscono come ostile. Sono tragiche incarnazioni di paure collettive più che semplici antagonisti da abbattere.

In una recente intervista, l’autore ha spiegato che disegnare un kaiju non significa copiare un design, ma tentare di catturare l’anima di una forza della natura che l’uomo non può controllare. È in questo patto emotivo – più che nell’effetto speciale – che si gioca la potenza delle sue immagini, capaci di fare breccia tanto nel fan hardcore quanto nel visitatore casuale di una mostra.

 

Da Hollywood al Seiun

La fama di Yuji Kaida non resta confinata in Giappone. La sua onda d’urto varca l’oceano, e Hollywood lo individua presto come uno dei grandi interpreti visivi del fantastico, affidandogli i poster giapponesi di film come Kong: Skull Island (2017) e Ready Player One (2018). Steven Spielberg stesso gli s’inchina simbolicamente davanti e lo descrive come un pilastro della propria formazione immaginativa.

Nel 1997, Kaida riceve il prestigioso Seiun Award, considerato l’equivalente giapponese dell’internazionale Hugo Award per la fantascienza. Le sue mostre – come Kaiju to 20-seiki no yume (I kaiju e il sogno del XX secolo), ospitata anche al 21st Century Museum di Kanazawa – continuano a radunare legioni di migliaia di visitatori, con selezioni di opere dedicate a Godzilla, Ultraman ed Evangelion.

 

Un ospite speciale per chi ama sognare… in grande!

Oggi, a 73 anni scolpiti nel mito, Yuji Kaida continua a domare l’incontrollabile con i propri pennelli e a imbarcarsi in nuove sfide. La sua presenza a FalComics 2026 sarà infatti anche la sua prima apparizione in Italia in un evento di settore. Si tratta non solo di un grande onore per noi e di un’opportunità senza precedenti, ma anche di un richiamo diretto a chiunque sia attratto dai mondi impossibili, a chi ama mettersi nel punto esatto in cui il terrore del mostro si trasforma in meraviglia, in Wonder.

Incontrarlo significa guardare Godzilla, Ultraman, i Gundam e tutti i giganti che ci hanno fatto sognare attraverso gli occhi di chi li ha dipinti come icone moderne. Vedendolo dal vivo, quanti kaiju prenderanno vita nei blocchi e nei tablet degli aspiranti artisti che riusciranno a trovarsi al suo cospetto?

Nel frattempo, occhi puntati sul sito – questo – e sui social di FalComics: il programma degli incontri con Yuji Kaida, le attività esclusive e le modalità di partecipazione verranno svelati proprio lì.

Vai a tutti gli articoli Blog